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giovedì 7 luglio 2016

Olympus - non il migliore della classe ma non vedo perchè bocciarlo

E ancora una volta Cosmo editore (lodiamola un po perché quando le cose si fanno bene, gli onori vengono da se) ci porta una storia (un albo, un volume) che merita di essere letta (?), una storia che forse senza il suddetto editore ci saremmo persi.
La storia è scritta dal blasonatissimo (ormai papà della DC comics) Geoff Johns agli esordi e da un certo (no, davvero, non so proprio chi sia) Kris Grimminger, stupendamente disegnata da Jackson "Butch" Guice in buona forma, già noto dalle parti della cosmo per winter world.
La copertina
Ma veniamo al vivo, la trama è di quanto più banale si possa desiderare, degli studenti (americani) in vacanza in Grecia, trovano nel mar egeo il vaso di pandora e.......ovviamente lo aprono (non so voi ma a me ricorda tanto uno di quei film di serie B che davano a notte inoltrata), ciò coincide con l'attacco di una barca di pirati che guarda caso ha pure sbagliato barca da depredare, l'apertura del vaso scatena una tempesta furiosa, che manda pezzettino per pezzettino la nave dei nostri prodi sulla spiaggia di una misteriosa isola, i pirati e gli studenti (assieme aduna prof) si organizzano per portare il vaso in dono sul monte che sovrasta l'isola, che pare essere proprio l'Olimpo.
Mi scuso in primo luogo per la foto (online non si trovava) e per la qualità.
GUARDATE CHE UNGHIE FASHION
Nulla di nuovo, nulla di rilevante si direbbe, una trama in fondo già vista e rivista, ed è qui che avviene la magia, gli sceneggiatori non si fanno scappare l'occasione succosa di mettere quanta più mitologia greca (anche se abbastanza convenzionale) nei lembi della trama, e soprattutto i personaggi sono ben definiti, saranno anche degli stereotipi, ma sono perfette istantanee riconoscibili fino dal primo sguardo, la professoressa esperta di storia greca, la ragazzetta freganulla tutta azione, il tizietto "io ce provo a fà er figo", il cazzutissimo pirata con un passato di galera in galera, il pirata disertore che pensa per se e fa per tre, sì insomma avete capito.
Lo sviluppo è abbastanza nella norma, vediamo inizialmente prendere il comando della spedizione verso l'Olimpo i pirati, che per l'occasione hanno radunato fior fiore di armi belliche, ma ovviamente dopo un paio di simpatici incontri con ciclopi, idre e uccelli del lago Stinfalo il gruppo si divide e prendono il comando gli studenti, ma il il pirata "pens 4 me fò per 3" (leggasi: pens for mi fò per trii) ovviamente si divide dal gruppo e cerca il momento giusto per prendere il vaso e darsi alla fuga senza studentelli intorno, nel frattempo il gruppo fa un brutto incontro con il Minotauro e un tanto meno bel incontro con il labirinto di Cnosso, ma il pirata "pens 4 me fò per 3" si è già anticipato sul programma e nella notte ha rubato il vaso al gruppo e si è incamminato per il labirinto, ovviamente ha trovato il grosso già fatto con filo d'Arianna già posato verso l'uscita, ma il maltolto viene reclamato da le due sorelle del gruppo (la freganulla biondina e la so tutto io) provocando una bella ferita al simpaticone, tanto che guida il resto del gruppo grazie alle traccie di sangue sia su i passi del pirata che verso l'Olimpo, nell'Olimpo troveranno il coperchio al vaso maledetto? (che ve lo devo pure dire? Dai su, la storia è abbastanza prevedibile in fondo).
 
Sicuramente non un capolavoro immancabile, una lettura leggera, non troppo impegnata, un buon albo d'avventura, la reputo ben godibile, soprattutto per la buona gestione dei personaggi che nella brevità della storia sono trattati in modo buono seppur ancora abbastanza superficiale, le vicende ormai sono tra le più note e non suscita molto stupore, invece il disegno ne suscita parecchio, splash page da far cascare sensibilmente la mascella, impostazione delle tavole abbastanza classica e nella norma.
Riscuse per la foto, ma ditemi voi se non potevo non mettere qui na tavola cosi
Complessivamente un fumetto che non so davvero se consigliare o meno, un buon albo nella sua dimensione da Bmovie, costellato di un po di quell'ingenuità nelle situazioni, ma che fa il suo lavoro a vederci chiaro, un volume da leggere senza grandi pretese, un po come uno stupendo animale da osservare però solo dentro al suo recinto, ma tirando le somme forse merita la sua lettura anche solo per curiosità.


Angolo della citazione (un po ingloriosa e presa a caso, per la mancanza di grandi monologhi o frasi artefatte): "-Ehi, ragazzi! vorrei che mi spiegaste che genere di soccorritori abitano da queste parti, degli dei?  
-non so niente, in ogni caso abbiamo appena incontrato un ciclope, e chi può dire cosa -incontreremmo ancora"

-un Bad Facu molto loquace (per oggi)
un C612 meno invasivo del  solito

venerdì 24 giugno 2016

PAFF! finalmente un festival del fumetto per Modena

Personalmente ne sentivo proprio il bisogno di una fiera del fumetto tutta Modenese, infatti questo Paff! è il primo evento completamente dedicato al fumetto a Modena, a differenza del Cos-mo che divide il suo spazio in zona fiere con dischi, modellismo e elettronica.
la locandina ad opera di Daw
Una prima edizione davvero piena. La fiera si teneva all'Ostello Modena San Filippo Neri (sotto al cavallo-nero-zampe-lunghe come amo chiamarlo io) con un'anteprima il 14 maggio e l'evento il 18 e il 19 giugno (sì lo so, sono in ritardo, non rompetemi il cazzo ho avuto da fare ero molto impegnato a elaborare l'intensa esperienza), il tema di questa prima edizione era la comicità; il programma era molto fitto e sopratutto con autori selezionati al meglio e, possiamo notare alcuni dei migliori autori sul campo da anni.
Riporto il programma con gli incontri più succosi:
14 maggio
Ore 19.00: Anubi con gli autori Simone Angelini e Marco Taddei
18 giugno
Ore 10.30: “La comicità dell'assurdo, come funziona?” con Davide Berardi in arte Daw (grazie per la "locandina" dell'evento: è davvero bella)
Ore 16.30: “La satira politica e religiosa” con il duo Paguri: Emiliano Pagani e Daniele Caluri.
Ore 18.30: "Mondo Disney" con Stefano Intini e Corrado Mastantuono.
19 giugno
Ore 16.30: “La comicità italiana” con i grandi maestri modenesi: Guido De Maria, Silver (in verità lui è di Carpi gnè gnè) e Clod, contributo video di Francesco Guccini e di Leo Ortolani.
Ore 18.30: “Il genere comico giapponese” con lo youtuber Dario Moccia e Mattia Dal Corno (che è l'unico a cui sono stato *sorrisetto falso*)

In particolare sono rimasto di pietra per gli autori, Silver (Lupo Alberto, Cattivik) che non poteva mancare essendo della zona, Stefano Intini e Mastantuono (ottimi autori Disney), Simone Angelini e Marco Taddei (Anubi) che assolutamente non mi aspettavo per nulla a questo evento (peccato non esserci stato ero estremamente interessato e personalmente attratto verso l'opera), Daw (A come ignoranza), Emiliano Pagani e Daniele Caluri (Don Zauker) e un Dario Moccia (ha scritto qualcosa ma meglio chiudere la parentesi con un "boiadeèèèèèè" che afferrate subito il concetto) tattico che non poteva mancare.
Mosaico degli ospiti
L'evento era ovviamente dominato dalla Panini (che praticamente fa sede non lontano da dove si svolgeva l'evento), sia come autori che come stand. Parlando appunto di stand se ne potevano contare pochi e con materiale ristretto e fin troppo selezionato, (ma è la prima edizione e non ne faccio un difetto), una piccola mostra con alcune tavole, punto forte in definitiva quello di contare di più sugli autori, segno di un attenzione più specifica al visitatore, lodevole la presenza integrale di conferenze esclusivamente nostrane (no cosplayer, no giappominkioni).
Personalmente ho vissuto poco l'evento, ma averlo qui dove abito da anni mi rende felice e fiero, purtroppo sono andato a fare un salto solo Domenica 19 giugno, giusto in tempo per la chiusura della conferenza di Moccia e qualche acquisto improvvisato.

picolla galleria della picolla mostra



 
Cartellone colletivo degli ospiti
In conclusione una prima edizione estremamente positiva, spero che quello che per quest'anno è un piccolo evento cresca diventando una fiera vera e propria, ma mantenendo, spero, questa mentalità.

Inoltre per sostenere il fesival vi consiglio caldamente di mettere mi piace alla pagina facebook.
-Bad Facu

lunedì 20 giugno 2016

Thorgal - Shine on you Crazy Diamond!

Benritrovati signori!
Da poche settimane a questa parte, ho iniziato a spammare Thorgal nel famigerato gruppo Telegram 'Master Club' (saluto Master of Ecchi che so che ci segue) per darla in chiulo al buon vecchio Mr.Sid decisi di scrivere un wall text che so che andrà perso nel tempo come lacrime nella pioggia, ma poi dato che mi son ricordato di SSN mi son detto: 'Perché non provare dei bastoni di pesce con crema pasticcera?Meglio convertire il messaggio in un post'.


Thorgal è una saga iniziata nel 1977, scritta da Van Hamme e Rosinsky e pubblicata su Tin Tin, La critica canonica mi obbligherebbe a fare un quadro storico filologico del fumetto, Ma io non sono studiato e me ne fotto buttando un'occhio sullo stile canonico del periodo quasi per giustificare il fatto che un prodotto sia invecchiato male e a esplicare gli errori, gli anacronismi e tutto ciò che possa essere considerato un difetto affermando: 'Eh! ma per il tempo era innovativo'. Con Thorgal non penso ce ne sia bisogno, l'unico difetto effettivo dovuto all'aspetto storico è il fatto che la narrazione procede spedita poiché in origine venivano pubblicate solo poche pagine alla volta e bisognava creare, gestire e concludere un climax in quella decina di tavole. Ciò porta all'assenza di lunghi scontri, e di lunghe attese concentrando grossa parte dell'attenzione sui dialoghi, sull'analisi psicologica, sulle interazioni dei personaggi e sul mandare avanti la trama *Quanto vorrei che Bendis leggesse Thorgal*

 Agli occhi di un lettore moderno la trama sembrerà estremamente semplice, -come effettivamente è!- Nel primo numero scopriamo che Thorgal Aegirson è un uomo cresciuto senza genitori e che cerca di ottenere la mano di Aaricia figlia di Gandalf il Pazzo capo di una tribù vichinga; dopo un input iniziale non proprio originalissimo i nostri iniziano a trovarsi in avventure sempre più macabre e 

affascinanti, che permettono ogni volta di scoprire maggiori sfaccettature dei personaggi, ma che non appesantiscono la lettura di riferimenti a volumi o storie precedenti e ciò porta ad un grandissimo pregio -generalmente comune nel fumetto francese, ma che in Thorgal vorrei sottolineare maggiormente- l'assenza di pesanti fili connettivi fra una storia e la seguente; ciò permette una lettura libera e randomica, caratteristica fenomenale per qualsiasi allegato da edicola (leggasi: 'Se non avete i soldi potete acquistare un numero una tantum e capirlo lo stesso')


In questo contesto vengono inseriti tutta una serie di personaggi enigmatici e affascinanti, che avranno sia una grande funzione nella storia, ma che influenzeranno anche il lettore, ponendo a questo quesiti etici raramente banali o poco performanti, non sono personaggi appiattiti sullo sfondo, ma vivono grazie alle proprie sfaccettature e al proprio ingegno e al proprio animo. Gandalf il Pazzo, Slive la Maga e Thorgal Aergirson che su tutti si erge (almeno per ora) grazie al proprio ingegno e -soprattutto- alla propria statura morale;  ciò mi porta a definire Thorgal un fantasy 'amletico' poiché il protagonista e l'ambiente non posseggono ne l'infallibilità, la grandiosità del fantasy epico, né l'oscurità e il relativismo morale del dark fantasy. Thorgal è un uomo buono, un figlio delle stelle con solidi precetti  etici, che, nonostante la costante possibilità di fallire, decide di proseguire, di andare avanti, di scegliere la strada giusta, una luce nelle notti oscure che va a ispirare e simboleggiare -si spera- il lettore e ne diventa esempio e guida.

Ciò su cui vorrei soffermarmi è però la narrazione:  intrigante e avvincente, ben modulata, con uno stile che va a privilegiare non solo l'azione più pura, ma soprattutto le espressioni, l'emotività e il dubbio dei personaggi, che si discosta moltissimo dalla plastica iconicità di un Corto Maltese, tendendo più verso un'esplicazione del pensiero attraverso pagine e dialoghi. Una buona densità di azione rende ogni avventura intrigante e avvincente, e l'assenza degli spiegoni tipici del fumetto francese  rende il prodotto estremamente veloce  e interessante, non annoia e, nonostante le tematiche spesso sfiorino argomenti più pesanti, il prodotto resta adatto anche a una lettura più leggera proprio per via del fatto che Thorgal ha in ogni numero considerevole di strati di lettura.




Ultimo punto che voglio trattare piuttosto sinteticamente -scusate per il fatto che vi sto tenendo davanti allo schermo da circa 6 minuti- è il disegno che va a imprezziosire una saga già di per sè ottima. Soprattutto nei primi numeri i disegni sono estremamente funzionali e unici rispetto al panorama della Francia di fine anni '70, uno stile realistico che però mantiene intatta la freschezza e l'emotività di un qualunque tratto caricaturale grazie proprio
all'inserimento e utilizzo di tutta una serie di elementi tra cui occhi grandi, rughe, inchiostri e colori che rendono i personaggi ancor più vividi e concreti nella cellulosa; anatomia e proporzioni sempre corrette, modulazione di inchiostri sempre estremamente curata, infinita attenzione è posta nel curare gli ambienti e i fondali del mondo in cui si muovono i personaggi in modo da dare maggior concretezza  così che il lettore si percepisca vicino a Thorgal non solo con l'animo, ma anche con i sensi.
  Quindi per concludere, Thorgal è una serie che sto amando profondamente, matura dal punto di vista grafico e narrativo, nonostante l'esperienza degl'autori non fosse poi enorme.
E oggi, in un epoca di oscurità, di ostentata superficialità, di vuoto elitarismo, una stella che danzando, cade risulta essere il più dolce dei fari


_C612_

lunedì 23 maggio 2016

#ARF2016: Una ballata del Fumetto Italiano





























Posto questo breve articolo pensando a mia madre, che sicuramente mi ha maledetto dopo che le ho preso i soldi per andare a questa fantastica fiera.
Mia madre quando le ho detto quanto ho speso

Dopo una prima edizione piuttosto interessante dal punto di vista delle idee, ma comunque un po'scarna a livello di spazi e espositori, solo 3-4 fumetterie, una manciata di editori e delle gallery che seppur emozionanti risultavano piuttosto piccole, Arf non smette di stupire e subisce un miglioramento tale da stupire il me stesso più cinico.



La distanza da Angouleme

La moltitudine di Paz!

Raccontare la realtà col Fumetto

Divulgare Il Fumetto






Posto questo breve articolo pensando agli eventi di ieri, di quanto fossero interessanti le conferenze, e quanto abbia amato le mostre.


La presenza di una self area ancora piccola, ma in crescita mi fa sperare per il futuro.

Una fiera estremamente settoriale, che non bada molto a cosplay o videogiochi -che quindi non si lascia trasportare dalle mode- che conosce il proprio main focus che, in realtà, non è propriamente il fumetto, ma come recita il manifesto sono "Storie, Segni&Disegni"



<Nella foto a fianco (sopra per chi sta da cellulare)i programmi/mappa della fiera sia la prima edizione (in basso, con illustrazione di Gipi) che la seconda (i alto illustrata da LRNZ).
Inoltre l'enorme casino della scrivania mentre scrivo l'articolo.




Prima di concludere con una parziale carrellata delle gallery, mi scuso con voi per il fatto che questo sia un'articolo estremamente blando e scarno, chi ha letto gli altri miei post (#NelMulinoCheVorrei Superman è un po'più Gay e la Guida non ragionata su Tutto Pazienza) sa che tendo a porre molto più brio nella scrittura, ma questa fiera ma sono estremamente stanco e mi fan male i piedi per quanto ho camminato e girato ieri *ride*, e dopo tutte le conferenze, e le mostre mi sento un vulcano di idee, ho voglia di scrivere altri articoli scaturiti proprio da questa bellissima fiera, e ho voglia di leggere tantissime cose.


E forse è questa la maggior impronta di Arf, il suo continuare a ispirare l'utente anche quando la manifestazione è finita, e gli standisti hanno bell'impacchetato, e nulla è rimasto materialmente nel complesso del MACRO testaccio, se non i nostri ricordi.



Pannelli usati per fornire
info su autori e opere.
Tavole da Monolith.
Progetto multimediale fra Sky e SBE.
(Oeo)
Stop the time
by taking a picture
Lavori vari di LRNZ
esposti nella mostra Oeo








Lavori ispirati dalle
opere di W.Shakespeare
Prima le donne e i bambini
Gallery dedicata a Rita Petruccioli


Minipizza Fumetto  breve dell'autrice.
Prossimamente uscirà un libro per BAO publishing, non vedo l'ora di leggerlo.
Da Rat-man a star wars
Il cinema secondo Leo Ortolani.


















In conclusione, la fiera è destinata a crescere, e se siete appassionati di fumetto DOVETE andarci anche l'anno prossimo.

EXTRA: il vostro Crescendo, l'immancabile cameo di Stan Lee e la Guest Star MicheleA.

venerdì 20 maggio 2016

La macchina umana - incubo formato ufficio

E Dylan Dog fa colpo un altra volta, tra parabole discendenti e storie da oscurare in questo famigerato nuovo corso, ecco un altra perla un altro albo da salvare nei must moderni, un altra storia che fa ben sperare il piccolo Dylan-fag dentro di me, un Dylan poco rappresentato di quelli che non trovi ogni mese in edicola (anche se effettivamente in edicola stava), è il caso dell'intraprendente "la macchina umana".
La copertina dell'albo
Partendo dall'incipit il successo è assicurato, formula che già si applicava al vecchio indagatore è quella degli incubi di tutti i giorni, dove l'incubo peggiore è come arrivare a fine mese e il mostro più spaventoso il capo che chiede le pratiche.
L'albo si basa su un semplice what if.
Cosa succederebbe se Dylan fosse un normale impiegato d'ufficio in un'azienda che sfrutta i dipendenti con turni disumani e pressioni continue?
La risposta è semplice e realistica: niente, Dylan è solo un altro impiegato che non ce la fa più, che ha voglia di cambiare tutto, di farsi rivalutare in un sistema che lo sta inghiottendo, ma che a sua volta dipende dal sistema stesso e non può fare altro che convivere con stress, stanchezza e difficoltà economiche.
Alessandro Bilotta inoltre si dilunga a descrivere un sistema globalizzato in cui Dylan stesso si fa sovvraffare dalla voglia di comprare oggetti inutili, di indebitarsi per cose di cui non ha bisogno, di farsi tentare dai saldi al centro commerciale, un sistema in cui il lavoratore stesso non lavora più solo per bisogno di sopravvivenza, ma per soddisfare le mancanze provocate dall'ultra lavoro con l'acquisto di oggetti ,che in questo volume sono prodotti dalla stessa azienda che dà lavoro agli impiegati, un perfetto cerchio che si chiude con il lavoratore/consumatore, un loop che usura la persona e la trasforma in macchina arricchendo un élite di managers che sta al vertice dell'azienda, per l'impiegato non c'è pausa, non c'è riposo, bisogna essere efficienti, flessibili e sopratutto dei perfetti macchinari che non diano troppi problemi.
Preoccupante la figura del superiore, un personaggio scaltro e infido che vive nella tranquillità e cerca di essere tranquillizzante anche mentre annuncia lunghe ore di lavoro extra o licenziamenti. Una figura malvagia che si compiace per la sorte avversa che i suoi impiegati soffrono, che ha sempre la risposta giusta per zittire chi accusa lui o la sua amata azienda; quest'ultima vista come famiglia, madre, padre, unico obiettivo da mantenere nella vita sia per l'impiegato che per il manager.
Un dio intoccabile a cui si deve tutto.
Particolare anche il mosaico di personaggi di questa storia, ogni dipendenti è un istantanea di un lavoratore tipo, da chi è ossessionato dalle bollette a chi per accaparrarsi la benevolenza del capo segnala chi dorme, tra l'altro in questo ufficio non vi è molto affetto tra dipendenti, prevale un atmosfera di sfida alla scalata sociale.
Ma cosa ci azzecca Dylan in tutto questo quadro? È solo un altro ingranaggio dell'azienda, per lui non c'è nessun grande caso da risolvere, nessun mistero da svelare, anzi per un piccolo ritardo passera giorni interi su pratiche, e tornato a casa lo aspetterà il suo fedele compagno di disavventure Groucho, che è ormai in procinto di diventare la casalinga perfetta.
Altro segno rivelatore del cambiamento è proprio il rapporto tra Groucho e Dylan: Dylan spossato dal lavoro inizia a ritenere addirittura comiche le battute di Groucho, quest'ultimo si inizia a fare filosofico citando massime da libri laburisti, situazione alquanto sperimentale per chi segue Dylan da molto, nonostante le ore opprimenti di lavoro e la prigionia alla scrivania Dylan (come in qualsisia albo) troverà la sua ragazza di turno, una segretaria in fuga mentale dal lavoro e con idee sovversive su come far crollare il sistema, sicuramente una figura bizzarra e piena di un fascino quasi onirico, fatto sta che riesce a coinvolgere Dylan in un attentato al sistema, spingendolo a guardare oltre il suo ruolo da ingranaggio nell'azienda, a puntare a chi sta in cima, ai manager e direttori, in merito appunto avrà un incontro con quest'ultimi, rappresentati come scimmie che si scambiano costosi regali al tavolo delle decisioni e giocano a lanciarsi escrementi.
Struttura e tecniche narrative sono ben studiate, la trama in se non è fitta, ma racconta in modo diretto i drammi all'interno dell'azienda, molto saggio l'uso di metodi più sperimentali nella narrazione, ad esempio verso metà volume sembra che la storia si stia evolvendo nella classica Dylan-way con un mostro da sconfiggere, invece il tutto è un sogno che si conclude con il fatidico "Fine dell'episodio", un buon esempio di meta fumetto (che però su Dylan si era già visto con albi come Morgana), Bilotta si diverte anche a giocare con spazi e inquadrature, in una pagina dà l'illusione che Dylan sia all'aperto in una rigogliosa collinetta, invece quando si alza l'inquadratura cambia, in verità la collinetta era solo un manifesto dentro un centro commerciale.
Stupendo il tratto di Fabrizio De Tommaso (tra le altre cose anche lo stupefacente copertinista di Morgan Lost), uso eccelso di tratteggio e ombre, rende anche molto l'espressività dei personaggi e le tavole più elaborate.
Magnifico esempio della capacità di De Tommaso di tratteggiare le texture.
Consiglio il volume a qualsiasi fan di Dylan, a chi comunque ha già avuto l'occasione di approfondire il Dylan "classico" in modo da apprezzare meglio il cambiamento.

Angolo della citazione: “Non ti sei mai preoccupato per i soldi … ma almeno quando guadagnavi da fame potevamo nutrire dei dubbi”- Groucho

post-it:Vi ricordo che domani, sabato 21 maggio esce in edicola il primo volume di "Tutto Pazienza" inutile che vi ripeta quanto è must sta collana quindi vi rimando all'articolo, e ACCATTATELO.
-Badfacu

giovedì 19 maggio 2016

La storia del topo cattivo - un argomento non facile

Spero che abbiate già sentito parlare di Bryan Talbot, abilissimo fumettista inglese old school, si potrebbe dire anche uno dei maggiori fumettisti inglese, nonché maggiore esponente del fumetto underground che ha ispirato altrettanti suoi colleghi, un maestro che sa gestire benissimo il suo media e che si rinnova sempre di storia in storia facendosi notare sia con graphic novel che incursioni nelle più disparate testate (più notoriamente in DC).Ma quando un autore del genere si cimenta in una delle sue storie più atipiche, cosa succede?
una cosa è sicura viene fuori uno dei fumetti più controversi che abbia mai letto, spiazzante nella sua chiarezza.
"La storia del topo cattivo" di Bryan Talbot, pubblicato per dark horse nel 1994, è un fumetto strano di quelli di cui non sapresti dire di cosa parla guardandone semplicemente la copertina, ancora più strano è lo scoprire di cosa parla, scoprire che parla di un argomento spinoso e delicato come l'abuso su i minori.
 
Autoritratto del maestro
La storia si apre con Helen la nostra protagonista, che fuggita di casa per gli abusi del padre si ritrova a vivere per strada mendicando e dormendo su i marciapiedi, con al compagnia del suo fedele topo unico compagno di vita, infatti la ragazza è ripugnata dal resto delle persone e gli risulta difficile rapportarsi con gli altri, la storia si svilupperà in un viaggio on the road sulle orme della sua ispiratrice Beatrix Potter (scrittrice e illustratrice popolare di racconti su topini e coniglietti), un viaggio nell'elaborazione del trauma, infatti l'opera si divide in tre parti: città, strada e campagna, che gradualmente seguiranno anche un percorso di elaborazione e meditazione su gli abusi subiti, il tutto intervallato da flashback neri e dolorosi durante il periodo degli abusi, fino a trovare il confronto, quindi un percorso sia fisico che mentale per pacificarsi
Helen nel suo viaggio troverà sia esperienze sgradevoli e che sottolineano la decadenza morale, sia esperienze umane che le daranno speranza nel prossimo.
Talbot analizza in modo stupendo le diverse fasi dell'evoluzione della protagonista, inizialmente ci mostra una ragazza distrutta, magra con i capelli cortissimi, privata di qualsiasi aspetto femminile, tanto da essere scambiata per un ragazzo, che non proferisce parola fuorché al suo topo di compagnia, diffidente e chiusa e assediata da allucinazioni, mentalmente demolita tanto da non trovare il coraggio di suicidarsi, che si condanna dicendo di essere diversa "un topo cattivo" perché fuggita dagli abusi del padre a cui crede di aver ingiustamente disubbidito.
Il suo vagabondare è interrotto da un gruppo di teppisti di strada, che una notte aiutandola dalle molestie di un vecchio lord la ospitano nella loro casa occupata, qui farà la conoscenza di un giovane musicista di strada, il rapporto tra i due si infittisce oltre l'amicizia, ma Helen permeata dal trauma non saprà mantenere la relazione e rifiuterà l'amore del musicista, ma nonostante il rifiuto Helen si aprirà a una relazione di amicizia rigenerante, tanto da riprendere a disegnare i soggetti dei libri di Beatrix Potter sua passione nascosta che aveva accantonato.
Ma il fragile equilibrio si spezza quando il suo fedele topo da compagnia viene ucciso da un gatto randagio, presa dallo sconforto fugge verso il lake district (regione montuosa nel nord dell'Inghilterra) luogo di nascita della sua amata scrittrice, qui riuscirà a trovare un lavoro in un agriturismo, gestito da due simpatici pensionati che la ospiteranno e le daranno un affetto sano e sincero, questo momento di respiro concederà alla protagonista il momento perfetto per elaborare la situazione, per calibrare i pensieri e pacificarsi, dal suo pensiero iniziale riuscirà a condannare l'errore del padre, fino ad arrivare al confronto con l'artefice stesso del suo dolore, in uno dei finali più inaspettati e reali dell'opera, niente vendette machiavelliche o processi vistosi e strappa lacrime, ma bensì un confronto a parole, in uno dei dialoghi più tangibili e chiarificanti nel mondo del fumetto, dopo la conversazione Helen cosi potrà separarsi dal trauma ma non cancellarlo, imparerà a convivere con "il topo cattivo".
L'autore si rifa molto a citazioni di cultura popolare inglese, in primo luogo a Beatrix Potter che può essere quasi vista come un guida spirituale nel viaggio della protagonista, arrivando addirittura a scrivere una storia fittizia dell'autrice inserita nel volume, simbologie particolari stanno anche dietro ai topi (protagonisti delle favole della stessa) che l'autore esalta anche attraverso il fascino che Helen attribuisce a questi animali, arricchendo l'opera di leggende popolari come quella del "re dei ratti"e risolviti storici su tali, ma in primo luogo questi animali rappresentano il trauma della protagonista, infatti in alcune delle tavole più raccapriccianti il padre è rappresentato come un gatto infernale che si nutre di Helen un topo indifeso, il topo rappresenta anche il peso del trauma, dopo la morte del suo topo da compagnia la protagonista lo vede come un allucinazione, un grande topo nero che la segue, il "topo cattivo" che non può dimenticare.
Le tavole sono di una chiarezza ed espressività impressionante, il tratto è definito e con la giusta quantità di dettagli, il colore si alterna tra prevalenza di chiari durante il viaggio e scuri e rossi tenebrasi nei flashback oscuri, Talbot imposta le tavole in modo scenico e astuto, le vignette sono spesso poche, grandi e ampie, ad esclusione delle pagine dove usa il focus su i dettagli disseminando vignette con piccoli particolari, con un fuori programma molo gradito durante "il confronto" in cui l'autore fa delle sequenzialità un virtù senza pari, concludendo lo stile di Talbot in quest'opera è chiaro, definito e d'impatto.
Consiglio questa storia a chiunque sia abbastanza maturo da affrontarla, e voglia qualcosa di abbastanza complesso, una lettura impegnata che fa ragionare.
l'angolo della citazione "L'amore ti da piacere. Sicurezza. L'amore non ti stritola, non ti porta a odiarti a provare disgusto di te stesso. Non ti annebbia la mente. Non ti riempe di paura. Non ti fa venire il voltastomaco. [...] Io mi fidavo di te! E tu mi hai rubato l'infanzia!"-da uno dei confronti che non potrò mai dimenticare.
-Bad Facu